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ULAN BATOR – Fast & Furious in Dubai

Siamo arrivati in Mongolia via terra, in autobus da Ulan Ude in Russia. Già dai primi attimi il paesaggio ti lascia a bocca aperta. Se non fosse per la strada asfaltata che stiamo percorrendo (non ce ne sono molte qui, lo scopriremo poi), penseremmo che in questo Paese l’essere umano non abbia ancora messo piede. Dai nostri finestrini solo steppa a perdita d’occhio, in lontananza sulle colline decine di cavalli galoppano liberi, greggi di pecore ci passano accanto e ogni tanto qualche mucca coraggiosa attraversa la strada. Per ore proseguiamo senza vedere altro, ogni tanto una gher, isolata e solitaria, non fa altro che alimentare la nostra curiosità verso questo misterioso popolo nomade. Si è fatto buio ormai, finché una luce innaturale non compare all’orizzonte… un baiore cresce pian piano squarciando l’oscurità della notte, in mezzo al nulla sorge davanti a noi Ulan Bator, la capitale mongola.
D’un tratto il paesaggio intorno a noi cambia completamente, dalla natura silenziosa e rassicurante siamo catapultati nel traffico sfrenato, circondati da grigi e tristi palazzoni ed insegne luminose dei più noti marchi commerciali. La città è totalmente in contrasto con tutto ciò che ti aspetteresti da questo Paese, l’altra faccia della Mongolia. Qui abitano un milione e mezzo di persone, esattamente la metà della popolazione mongola! Sono tutti qui, in una sola città, schiacciati uno sopra l’altro, alla ricerca di una vita più comoda, più moderna, peccato che non abbiano tenuto conto che non c’è abbastanza spazio per tutti. Vediamo cantieri ovunque, palazzi in costruzione in ogni angolo libero, senza nessun senso, nessuna armonia. Il primo impatto non è di certo dei migliori.
Generalmente i viaggiatori non trascorrono molto tempo a Ulan Bator ma la utilizzano come base per partire con i tour organizzati verso le destinazioni desiderate fuori città perché, ora che lo abbiamo visto coi nostri occhi, possiamo confermare che muoversi in autonomia fuori da un centro abitato è impossibile. Non esistono strade, serve una guida e soprattutto un driver che sappia dove andare, senza nessun tipo di cartello o indicazione.
Sfruttiamo questi primi giorni, come al solito, per esplorare e scopriamo che i mongoli sono gentili, curiosi, disposti ad aiutarti e soprattutto parlano inglese! Inoltre, sparso qua e là, c’è qualcosa che merita una visita. Naturalmente la piazza Gengis Khan, il cuore della città; il National Museum of Mongolian History dove ripercorrere tutta la storia della Mongolia dalla preistoria ai giorni nostri; il Choijin Lama Temple, un tempio buddista incredibilmente soffocato dai grattacieli del centro; il monastero Gandan con il suo Buddha da 26 metri e, se avete voglia di camminare,  lo Zaisan Memorial, il punto più alto della città.
Tutto però, è compresso tra le moderne e asfissianti costruzioni che in qualche modo ne offuscano il fascino e la storia, ma tenere a mente che questo è solo il punto di partenza e che il meglio deve ancora venire ci aiuta parecchio. La Mongolia, quella vera, è oltre questa distesa di cemento e ci aspetta, presto partiremo per conoscere il popolo delle Gher e perderci nel Deserto del Gobi!

IT’S NEVER TOO LATE!

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