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TOKYO E OSAKA – Banzaaaaaaaiiiiiiiii

E’ il penultimo giorno nella prefettura di Kyoto, decidiamo di sfruttarlo per una visita in giornata ad Osaka e grazie agli efficientissimi treni in meno di un’ora siamo in città. Ci muoviamo solamente a piedi, ci piace esplorare lentamente passando di quartiere in quartiere per goderci ogni più piccolo particolare.

Il centro è un’esplosione di colori che ci travolge, sembra che ogni locale, ristorante, negozio, supermercato o bancarella faccia a gara per chi ha l’insegna più pazza ed appariscente. Enormi animali, mostri, pupazzi, mascotte di ogni genere, sono appesi e scalano gli edifici come King Kong sull’Empire State Building. Sembra una grande festa e anche il cibo vuole la sua parte, se amate lo street food c’è solo l’imbarazzo della scelta, noi cerchiamo di darci un contegno e fingere indifferenza ma in realtà ci lanceremmo su ogni prelibatezza e addio dignità. È per questo motivo che non ci lasciamo scappare la visita al Kuromon Market, il mercato del pesce dove però è possibile trovare anche frutta, verdura, carne e dolci. Il giro tra le bancarelle, tutte dotate di griglia per farvi cuocere tutto quello che volete nel caso sushi e sashimi non vi bastino, ha messo a dura prova la nostra capacità di smettere di mangiare.

Una menzione speciale va alla Den Den Town nel quartiere di Nipponbashi, una zona pazzesca e surreale stracolma di negozi che vendono fumetti, modellini, giochi, vecchie console, parrucche e abiti ispirati ai manga più famosi! Se siete amanti del genere non potete perderla, rimarrete esterrefatti nel vedere quanto i giapponesi ne facciano una malattia.
Rinunciamo al Castello di Osaka perché sembra che durante il periodo delle vacanze natalizie non si possa accedere all’interno, che viene chiuso per le festività, e finiamo per sbaglio nella via dello shopping dove mi tocca trascinare via Federica in lacrime perché non possiamo comprare niente!
Il tempo vola quando ci si diverte e riusciamo a perdere il treno del ritorno, ma poco male, ce n’è uno ogni dieci minuti, il tempo di una polpetta di riso e siamo in viaggio, contenti per questa tappa in giornata (per chi sta programmando un viaggio, due giorni sono sufficienti in caso si voglia vedere la città by night).
Ora di corsa alla base per richiudere gli zaini e prepararci per Tokyo!
Il pulman delle 10.00 in partenza da Kyoto spacca il minuto, non abbiamo la solita preoccupazione che ci accompagna prima di arrivare in una nuova città, siamo in Giappone e sappiamo che ogni cosa è stata progettata per funzionare nel migliore dei modi, niente imprevisti, niente ritardi, in caso di problemi basterà chiedere e ci illumineranno con una soluzione a cui noi non avremmo mai pensato. Sono proprio precisi questi giapponesi, fin troppo, ogni ora e mezza ci fanno fare una pausa in “autogrill” per essere sicuri che non ci manchi il cibo, il bagno, l’aria fresca o semplicemente per farci sgranchire le gambe; saremmo potuti arrivare a destinazione due ore e mezza prima ma va bene così, questa è la terra della calma, siamo noi ad essere sempre abituati a correre! Inoltre al tramonto il Monte Fuji ci tiene compagnia dal finestrino… che spettacolo meraviglioso!
Arriviamo a Tokyo alla stazione di Shinjuku alle otto di sera, quasi ci dispiace lasciare il pullman, a furia di pause stavamo entrando in un’altra dimensione spazio temporale e ora ci tocca riattivare le funzioni cerebrali e motorie. Ma in un attimo tutto torna alla normalità, siamo in Giappone, qui funziona tutto! E in effetti, come un’oasi nel deserto, appare davanti a noi il Tourist Information Office che ci spiega tutto quello di cui abbiamo bisogno, ci riempie di mappe, guide, consigli, sorrisi, manca solo il cocktail di benvenuto con l’ombrellino (quanto amiamo questo Paese!).
Ma questa gioia sta per essere bruscamente interrotta. Prendiamo la metro e raggiungiamo, stanchi e stremati, il monolocale prenotato su Booking che avrebbe dovuto essere la nostra casa, avendo in mano solo le istruzioni forniteci dal proprietario per aprire la porta. Peccato che una volta trovato il lucchetto (nascosto manco servisse per aprire il palazzo dell’Imperatore) ed inserito il numero in nostro possesso, ci siamo accorti che per qualche oscuro motivo il nostro codice era sbagliato. Ciliegina sulla torta, non abbiamo una SIM locale e quindi niente internet per tentare una qualsiasi mossa! Fermiamo i pochi passanti, entriamo in supermercato, ma niente da fare, nessuno parla inglese e non riusciamo a chiedere di telefonare per noi. Poco prima di abbandonarci allo sconforto tentiamo un’ultima volta con un ragazzo che fortunatamente capisce qualcosa e si offre di aiutarci! Telefona al proprietario e in giapponese spiega il problema, ci dicono di attendere e che richiameranno tra 5 minuti… Attimi di disperazione seguiti da nervoso incontrollato, ma il bello deve ancora venire; d’un tratto la porta di casa si apre e una ragazza spagnola, probabilmente svegliata dalle nostre imprecazioni (soprattutto quelle in dialetto siciliano di Federica), ci chiede quale sia il problema… silenzio… incredulità… speranza di essere nella versione giapponese di Scherzi a parte… quando finalmente riacquistiamo il dono della parola scopriamo che lei ha prenotato lo stesso appartamento mesi prima e che siamo stati colpiti dalla sfiga delle sfighe, l’overbooking!!! Il proprietario ci richiama, si scusa per l’errore, ci dice che verremo rimborsati ma nient’altro, la nuova sistemazione dobbiamo trovarla noi, nel periodo di Capodanno a Tokyo! Il volto di Federica è un misto tra Non aprite quella porta e la Bambola assassina, ho quasi paura a rivolgerle la parola perché se sbagliassi a pronunciare mezza sillaba potrebbe scagliarsi su di me; prenoto l’hotel più vicino senza neanche guardare il prezzo (tanto Booking rimborserà la differenza) e metto fine a questa giornata, portando ad una percentuale ragionevole la mia speranza di sopravvivenza.
Passiamo i successivi tre giorni a riordinare le idee, lavorare e soprattutto trovare una nuova sistemazione il cui pagamento non richieda un finanziamento in banca. E pensare che prima di arrivare abbiamo rifiutato l’offerta di un amico nonché giornalista di Sky Tg24, Pio d’Emilia, che ci aveva offerto casa sua ma che non abbiamo potuto accettare perché già prenotato il famoso monolocale dell’overbooking. Dopo milioni di ricerche troviamo un’offerta speciale per un hotel a 20 minuti di metro dal centro, è dalla porte opposta rispetto a dove ci troviamo noi ma neanche a dirlo, i trasporti locali sono efficientissimi e in meno di un’ora siamo già nella nostra nuova stanza.
Finalmente possiamo dedicarci davvero alla tanto sognata Tokyo, ora non dovremo più pensare a niente fino alla partenza.
Iniziamo dai quartieri di Asakusa, un quartiere caratteristico più tradizionale, dove visitiamo il Senso-Ji, il più famoso tempio buddhista della città; e Akihabara, la zona dell’elettronica che ha davvero le carte in regola per far impallidire Las Vegas. Entriamo per curiosità in una sala giochi di sei piani e scopriamo che i giapponesi ne vanno così matti che c’è la coda per ogni tipo di gioco, il suono è così assordante che quasi rischiamo un attacco epilettico!
Il giorno successivo decidiamo di cominciare con un free walking tour nella zona di Shibuya, cioè un tour con guida completamente gratuito organizzato da persone locali; prendiamo appuntamento al punto di partenza con Lorenzo, un amico conosciuto in ostello in Siberia (è merito suo se ora sappiamo che esistono questi tour in ogni città del mondo) ed incontrato nuovamente a Hong Kong. E’ meraviglioso stringere vere amicizie con altri viaggiatori ed ancor più bello incontrarsi di continuo in giro per il mondo!
tokyoVisitiamo il santuario di Meiji, immerso in un’oasi verde così silenziosa e tranquilla che sembra impossibile che a due passi ci sia tutta la frenesia di Tokyo. Il tempio, il santuario shintoista più grande della città risalente al 1920, è un luogo di preghiera e di cerimonie per i Giapponesi che dopo aver gettato una moneta si raccomandano agli Dei.
tokyoUscendo proseguiamo per Takeshita Street, che più che una via commerciale sembra un luna park. Veniamo letteralmente travolti da fiumi di giovani con il loro entusiasmo, a destra e sinistra negozi di vestiti, cosplay, accessori, gelati, caramelle, anche se non si fanno acquisti una visita in questa zona così caratteristica è obbligatoria!
tokyoIl tour è finito, ci prenotiamo subito per quello serale a Shinjuku, nel mentre Lorenzo si offre di accompagnarci allo Shibuya Crossing, l’incrocio più famoso del mondo che poi scopriamo forse non essere il più bello (la sfida è con quello di Ginza!).
Si fanno velocemente le 19.30 e come al solito siamo in ritardo, non vogliamo perdere il walking tour, corriamo come dei maratoneti, prendiamo la metro ed usciti ci perdiamo tra i grattacieli di Shinjuku; neanche il nostro buon vecchio amico Google Maps riesce ad aiutarci, non ci resta che andare a naso e riusciamo a trovare il gruppo con solo 5 minuti di ritardo, anche questa volta missione compiuta!
La guida, come sempre una persona locale, ci mostra il quartiere iniziando da Omoide Yokocho, una via strettissima piena di ristoranti tipici dove ci sembra di tornare indietro nel tempo nonostante i grattacieli a due passi; per poi proseguire a Kabuchiko, detto “quartiere a luci rosse” ma che altro non è che una zona ricca di ristoranti, locali e insegne colorate che ci fanno stare col naso all’insù per un bel pezzo; ed infine la zona dei love motel, che in parole semplici sono i nostri motel ma un po’ più colorati (qui riusciamo perfino ad intravedere anche un membro della Yakuza, la temibile mafia giapponese, mentre guida indisturbato in una zona pedonale) tokyoIl tour termina velocemente e come ultima chicca ci lascia a Golden Gai, una zona molto particolare con decine di minuscoli bar (anche con soli 4 o 5 posti a sedere) molto amata dagli occidentali, un po’ meno dalle persone locali dato che spesso per loro è previsto il pagamento di una tassa sull’ingresso (nonostante ciò, non è difficile trovare alcuni locali che accettano solo giapponesi). Decidiamo comunque di dare un’occhiata al volo entrando in un bar a caso, ed incontriamo una miriade di persone europee che fanno il coro all’unico giapponese ubriaco in giacca e cravatta che si scatena sulle note di Flashdance!
Questo ricordo sarà impresso per sempre nelle nostre menti ma siamo troppo stanchi per unirci al gruppo e decidiamo di andare a letto, domani è capodanno!
Ci svegliamo felicissimi e carichi, la nostra idea è quella di incontrare Lorenzo, fare un giro per Roppongi, bere un paio di birre, mangiare un ramen e poi andare al tempio dove Pio ci ha gentilmente invitato, però si sa, più tenti di programmare qualcosa e più le cose andranno diversamente.
Apriamo le finestre e il cielo è così grigio e il vento é così forte che Breaking Bad, la serie che ogni tanto guardiamo in streaming, ha avuto la meglio e decidiamo di rimandare il tutto di 3 ore.
Usciamo dall’ostello, ci sentiamo strani a non essere con i nostri amici a prepararci per la serata e festeggiare, ancora dobbiamo fare il rodaggio per le feste comandate soli soletti, ma siamo felici, dopotutto stiamo vivendo il sogno della nostra vita!
Ecco Lorenzo, già brillo ad aspettarci al solito 7Eleven, lo seguiamo a ruota con un paio di birre e iniziamo a camminare senza meta, ci ritroviamo davanti alla Tokyo Tower, entriamo, prendiamo un ramen buonissimo e attendiamo le 22:30 per andare al tempio di Atago-Jinja dove Pio che deve fare un servizio sul capodanno Giapponese, ci ha invitato per assaporare appieno questa fantastica cultura. Assistiamo alla cerimonia dei 108 rintocchi, secondo la quale la nostra anima è afflitta da 108 peccati e, con altrettanti rintocchi di campana, può essere purificata e iniziare a dovere il nuovo anno. Al termine della cerimonia siamo così estasiati per ciò a cui abbiamo assistito che l’idea di andare a Shibuya per il capodanno in stile Times Square ci sembra, appunto, un’americanata e preferiamo concludere così (e con un’ultima birra) il ricordo del nostro autentico capodanno giapponese.
Non abbiamo più l’età, ci svegliamo con un leggero mal di testa, ma poco male; abbiamo deciso per la prima volta di prenderci un giorno tutto per noi e goderci il dolce far niente (l’occasione perfetta per rilassarci e finire la serie!).
Oggi è il 2 dicembre e come tutti gli anni l’imperatore fa la sua apparizione in pubblico per un saluto al popolo. Potevamo forse farci scappare quest’occasione? Certo che no, con l’inseparabile Lorenzo partiamo alla volta di Ginza, il quartiere che ospita il palazzo imperiale.
C’è così tanta gente che sembra un concerto a San Siro, ma tutto è ordinatissimo come sempre, e dopo due ore abbondanti di fila siamo dentro. La famiglia imperiale si affaccerà al balcone per 3 minuti scarsi ma ai giapponesi non importa, per loro è un onore inestimabile, e tra le centinaia di bandierine ci sentiamo fortunati anche noi per essere li; urlare “banzaiiii” caricati da un nonnino giapponese sarà l’apice della nostra giornata, non lo dimenticheremo mai.
Abbiamo anche la fortuna di assistere nello stesso quartiere ad una gara di corsa universitaria, le tifoserie ci credono così tanto e cantano così forte che per un momento abbiamo pensato fosse in gara anche l’imperatore!
tokyoLa mattina seguente la sveglia suona alle 6.20, Federica è già in piedi e scalda l’acqua per il caffè istantaneo (quanto ci manca il vero caffè), colazione rapida e siamo in cammino verso il pullman che ci porterà al lago Kawakuchi per ammirare sua maestà, il Monte Fuji. Siamo un po’ preoccupati perché troppe persone ci hanno detto che per vederlo, il cielo deve essere limpido e preghiamo che il Dio sole oggi ci assista, ormai il nostro tempo in Giappone sta per scadere.
Arriviamo alla nostra meta e non potevamo chiedere giornata migliore, il lago è una tavola, il cielo sereno e Lui lì, bellissimo come ce lo siamo sempre immaginati; scattiamo un paio di foto che appaiono come un quadro perfetto, con il Fuji che si specchia sull’acqua.
Decidiamo di mangiare i nostri soliti onighiri comprati la mattina al Seven Eleven di fiducia e ci godiamo ancora per un po’ questo spettacolo, il Giappone continua a stupirci, stiamo pensando seriamente di trasferirci qui.
Il sole cala in fretta in inverno e sulla via del ritorno ci godiamo uno splendido tramonto, compriamo un’insalata da prepararci in ostello e sveniamo a letto come due bambini sfiniti dalle troppe emozioni.
Non ci sembra vero che oggi è l’ultimo giorno in terra nipponica, siamo tristissimi di dovere già andar via, ma l’avventura deve continuare e il Nepal ci aspetta.
Per l’ultimo giorno abbiamo tenuto come premio finale di questo tour, l’esperienza di un Onsen, ovvero un tipico bagno termale giapponese, amatissimo dai locali, ma non prima di una visita al mercato del pesce di Tsukiji, il mercato ittico più grande del mondo! Non abbiamo assistito all’asta dei tonni (bisogna presentarsi alle 3 del mattino), ci siamo persi tra le vie di questo gigantesco hangar, tra mille bancarelle e ristoranti di sushi preparato davanti ai nostri occhi, abbiamo potuto vedere la frenetica attività di abbattimento del pesce e successivo taglio; sicuramente un’esperienza imperdibile per chiunque si trovi a Tokyo!
tokyoPer il pomeriggio scegliamo l’onsen Jakotsuyu di Asakusa, che ci viene indicato come uno dei pochi frequentato solamente da persone locali e che accetta i tatuaggi (vengono ancora associati alla Yakuza ma per fortuna il Giappone si sta aprendo in questo senso).
Ci diamo appuntamento con Diana e Yusei, due travel blogger di Firenze incontrati nei giorni precedenti ed entriamo per scoprire cosa ci attende, uomini da una parte e donne dall’altra. All’interno vi è un religioso silenzio ma l’atmosfera è rilassata, siamo noi gli unici un po’ tesi inizialmente ma basta un sorriso dei giapponesi per farci capire che siamo i benvenuti. Ci sono tre vasche, una interna e due esterne, prima di entrare bisogna lavarsi completamente e farlo di nuovo quando si passa da una vasca all’altra, naturalmente il costume non è ammesso! Passiamo due ore nell’ozio più totale mentre i nostri muscoli ci ringraziano per aver finalmente pensato a loro, a conti fatti questa è la prima volta che abbiamo a disposizione una vasca di acqua calda da quando siamo partiti!Prima di uscire anche qui vediamo un uomo che un tempo apparteneva alla Yakuza, il dito mignolo mozzato dimostra che ha pagato il prezzo per uscirne.
Ci siamo, il momento di ripartire è arrivato, ci sembra di salutare un vecchio amico che ci ha accolti in casa sua non facendoci mancare mai niente. Il Giappone è stato per noi il Paese perfetto, non ci ha mai deluso anzi, ogni giorno è stato uno stupore continuo per la sua bellezza. Mai, un arrivederci da parte nostra è stato così sentito, non solo torneremo ma faremo di tutto per restare il più a lungo possibile, inoltre abbiamo un appuntamento con la leggendaria fioritura dei ciliegi. A presto, Paese del Sol Levante!

IT’S NEVER TOO LATE!

Comments

  • 8 Gennaio 2019

    Ciao ragazzi, visto che avete viaggiato in Giappone low-cost (come piace a noi) vi chiedo: avete usato il japan Rail Pass? Stiamo cercando di capire come risparmiare il più possibile per gli spostamenti. Grazie!

    reply

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